venerdì, Aprile 4, 2025

«Non so cosa sia la felicità
però è bella»

VOCI DAL TEATRO - Lo spettacolo di Pietro Morello al teatro Vaccaj ha tentato di dare una risposta alla domanda che l'uomo si pone da secoli. La recensione

Pietro Morello con la redazione di “Voci dal teatro”

Ormai da diversi anni l’IIS Filelfo di Tolentino in collaborazione con Compagnia della Rancia e Cronache Maceratesi Junior porta avanti il progetto “Voci dal teatro”, volto alla sensibilizzazione del linguaggio teatrale da un lato e alla valorizzazione delle eccellenze dall’altro. In particolare una redazione scelta, composta da cinque studenti e studentesse del liceo classico e scientifico, partecipa agli spettacoli della stagione del Teatro Vaccaj di Tolentino in posti riservati, e scrive una breve recensione, arricchita spesso da interviste agli attori. Il progetto vede coinvolti Alessia Reggio della 3A Scientifico, Francesca Feliziani e Sofia Lacava della 5A liceo scientifico, Leonardo Cruciani, Eva Diomedi e Francesco Feliziani della 5 A del liceo classico, sotto la guida e la supervisione delle docenti referenti del progetto, Cristina Lembo e Sandra Cola.  

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di Sofia Lacava

Tutto esaurito al teatro Nicola Vaccaj di Tolentino nelle due serate della prima tappa del Tour nazionale di “Non è un concerto” dell’artista e creator Pietro Morello e Mauro Simone, prodotto da Compagnia della Rancia e Midria. E’ il pianoforte di Pietro Morello, accompagnato dai talentuosi Matteo Castellan e Lucia Sacerdoni, ad aprire lo spettacolo, eppure “non è un concerto”.
In uno spettacolo che dona musica, emozioni, storie, è la vita in tutta la sua complessità e dolore a stare sul palco terribile e bellissima, «la musica è sempre stata lì, ha abbracciato tutto lo spettacolo – dice Morello – si è mostrata in più linguaggi». Si è mostrata attraverso il pianoforte, che è stato per l’artista «quel vermicello» che lo ha preso all’amo e lo ha riportato a galla su quel mare che ha provato ad annegare ognuno di noi almeno una volta nella vita: l’esclusione, in qualsivoglia forma.

Si è mostrato attraverso i racconti delle missioni umanitarie con l’associazione non-profit “Una mano per un sorriso” in cui Pietro Morello «da buon egoista», così si definisce, ha cercato la propria felicità e l’ha trovata nel sorriso strappato a quei bambini e a quelle bambine che devono vivere la crudeltà e spietatezza della guerra e della povertà.
La musica si è mostrata nei racconti del lavoro di Pietro negli ospedali, un momento di unione nei corridoi freddi che ogni giorno sono testimoni di terribili notizie, che la semplicità e spensieratezza, o meglio, estrema saggezza, dei bambini e delle bambine sa scaldare di felicità. «Senza la tristezza la felicità sarebbe noiosa, siate tristi ma non fate le facce da funerale. Siate tristi perché ci credete, credete in qualcosa: è quella l’essenza di tutto» e a Pietro Morello sono stati proprio i bambini e le bambine ad insegnarlo, a «mostrargli l’odore del mattino», ad usare l’immaginazione e vedere biondi capelli che non ci sono più per le cure, correre quando non si può, ad insegnare a fare le domande più scomode, perché sono quelle domande scomode, che spesso i bambini fanno, ad aprire gli occhi e il cuore a verità che solo i bambini riescono a cogliere e mostrare con una disarmante semplicità. I numerosi temi che con sensibilità ed emozioni il “non-concerto” ha toccato sfociano tutti proprio nella domanda a cui ogni essere umano da sempre ha provato a rispondere: cos’è la felicità? E dove cercare una risposta talmente complicata e apparentemente impossibile se non nelle parole semplici di un bambino, nelle parole di Mattia, 7 anni: «non lo so cosa sia la felicità, però Pietro, è bella».

 

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